La Stampa 12/01/2011

Morti per legionella nella casa di cura.

Indagato il titolare

Fin dal 2002 colonie del batterio presenti nelle tubazioni dell'acqua

Quattro casi di legionella, tre anziani morti nella «Casa di ospitalità e cura San Vincenzo», un palazzone collinare, al 49 dell’omonima strada. La gestisce dal 1994 una famiglia, padre e due figli, già impegnati nel settore immobiliare. Sulla scheda del servizi assistenziali del Comune, visionabile in internet, c’è solo il nome di un «responsabile»: Asuncion Mendez. Guariniello ha indagato per omicidio colposo i primi o almeno il capofamiglia: Paolo Garoglio, 61 anni, presidente del consiglio di amministrazione della srl.

Oltre il cancello, un giardino e, varcato l’ingresso, un androne scuro con vecchine tenere in attesa dei parenti. C’è chi ha anche cagnolini con sé, per compagnia nei lunghi giorni e notti di solitudine dell’ultima età. Ad andarci di persona o a telefonare il risultato è lo stesso: di Garoglio padre e figli mai l’ombra, si prova con la Mendez, non c’è nemmeno lei. La giovane receptionist e centralinista, nella sua stanzetta formato acquario, pure lei sudamericana non fa mai una piega: prende nota del nostro numero e annuncia senza convinzione che verremo richiamati.

Forse c’è un po’ di imbarazzo ad affrontare questa storia che dura dal 2002: primo morto per legionella, l’Asl interviene e fa intervenire i tecnici dell’Arpa. Le analisi forniscono un quadro spaventoso: nelle tubazioni dell’impianto idrico della casa di riposo vengono rintracciate cinquanta mila Ufc, cioè Unità formanti colonie del batterio killer, conosciuto come legionella. Valori che, secondo le linee guida della Conferenza Stato-Regioni del 2000, impongono immediatamente di risanare gli impianti «decolonizzandoli».

In questi casi, i trattamenti indicati sono i più drastici: choc termico e iperclorazione. Le carte dimostrano che si sono fatti: le convenzioni con Comune e Regione sono salve, la casa di riposo è riaccreditata. L’Asl di zona si tranquillizza. Sino a che sulla casa di riposo collinare cala l’interesse di Guariniello.

E’ il 2010, il magistrato, dopo tutti quei morti alle Molinette per la legionella, dispone controlli su case di cura e riposo, oltre che su alberghi e pensioni della città. La San Vincenzo ci finisce in mezzo e l’Arpa, questa volta, vi rintraccia 3200 unità formanti colonie. Non è più allarmissimo, ma oltre quota mille c’è ancora da preoccuparsi. E gli ispettori del magistrato, spulciando fra le carte della San Vincenzo, vi rintracciano altri due decessi e un quarto caso, per fortuna senza conseguenze letali, di legionella. L’ultimo nel 2009.

I posti letto, per autosufficienti e no, sono 110. Poteva finir peggio, ma tre morti ci sono stati, donne e uomini. E il fatto che la legionella non sia stata eliminata dalle tubazioni in ben otto anni è motivo di preoccupazione anche per come si svolgono i controlli Asl quando non li ordina Guariniello.

Deumidificazione Muraria

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